Qualche giorno fa abbiamo condotto una facilitazione maieutica durante il Pranzo della Bellezza sul tema del networking. Abbiamo riunito 15 professionisti e abbiamo chiesto loro di parlare del proprio lavoro con un estraneo.
Sapevamo cosa sarebbe successo, ma vedere i dati materializzarsi sulla lavagna è stato comunque sorprendente. Abbiamo messo a nudo il Liking Gap in tempo reale.
Cos’è il Liking Gap? È quel divario cognitivo per cui tendiamo a sottostimare quanto piacciamo agli altri dopo una conversazione. Mentre noi ci focalizziamo sui nostri difetti, chi ci ascolta apprezza la nostra compagnia molto più di quanto immaginiamo.
Ecco com’è andata.
1. La matematica dell’insicurezza (I Numeri)
Dopo la conversazione, abbiamo chiesto a ogni partecipante di dare un voto alla propria performance e uno a quella del partner, su una scala da 1 a 5.
I risultati del nostro esperimento parlano da soli: esiste un divario di circa il 33% tra la nostra percezione di inadeguatezza e il reale valore che trasmettiamo.
2. Il Replay Mentale: Emozioni vs Funzione
La parte più affascinante dell’esperimento è emersa quando abbiamo chiesto di descrivere la performance con un solo aggettivo. Qui il Liking Gap ha mostrato il suo volto psicologico.
- Il punto di vista di chi parla (Focus sul processo): Gli aggettivi usati per descrivere se stessi erano quasi tutti emotivi: affrettata, sbagliata, personale, simpatica, giovane, breve. Chi parla è “dentro” la propria testa: sente l’ansia e il tempo che scorre, giudicando come si è sentito e non quello che ha detto.
- Il punto di vista di chi ascolta (Focus sul valore): Gli aggettivi per il partner erano tecnici e funzionali: professionale, efficace, esplicativa, chiara, appassionata, curiosa. L’altro non vede la nostra fatica, vede il nostro valore.
3. Il Paradosso della Sintesi
L’aggettivo “sintetica” è apparso in entrambi i gruppi, ma con accezioni opposte. Per chi parlava era un limite (fretta o mancanza di contenuti); per chi ascoltava era sinonimo di “chiarezza” e “professionalità”. Nel business networking la brevità è un dono, ma il nostro giudice interiore cerca di convincerci che sia un difetto.
Conclusioni: Sostituire i dubbi con i dati
Questo esperimento ci dimostra che non siamo narratori attendibili della nostra realtà sociale. Le nostre insicurezze personali sono distorte da standard irrealistici.
Dopotutto, comunicare significa “mettere in comune”: mentre noi restiamo prigionieri del nostro giudice interiore, l’altro sta godendo del valore che abbiamo scelto di condividere.
Volete approfondire? Ecco l’articolo completo sul blog del nostro facilitatore maieutico: Marco Busato 👉 [Più simpatici di quanto pensiamo: guida alla sopravvivenza al Liking Gap]
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