L’arte di potare: cosa succede quando portiamo l’Ecocycle Planning al Pranzo della Bellezza

Si può analizzare la struttura profonda del nostro lavoro e smascherare i nostri bias cognitivi davanti a un buon piatto e a un calice di vino? La risposta è sì, e il nostro ultimo Pranzo della Bellezza da Copernico Centrale lo dimostra.

Spesso crediamo che l’analisi strategica sia uno strumento confinato alle noiose sale riunioni corporate. Ma cosa succede se usiamo quegli stessi strumenti per capire come spendiamo la nostra energia vitale ogni giorno? Insieme a Marco Busato, facilitatore maieutico, abbiamo deciso di sperimentare l’Ecocycle Planning: un modello mutuato dalla biologia che ci insegna che niente, in natura (così come nei nostri progetti!), vive o cresce per sempre senza cambiare.

Sapevamo che far sedere allo stesso tavolo freelance e dipendenti avrebbe generato confronti interessanti, ma vedere i dati materializzarsi davanti ai nostri occhi è stato comunque sorprendente. Invece di farli affogare nell’ennesima, infinita to-do list, abbiamo chiesto ai partecipanti di mappare i loro sforzi per capire esattamente in quale fase vitale si trovassero.

Cosa abbiamo messo a nudo indagando tra i loro “semi” appena piantati e i “rami secchi” da tagliare?

  • Siamo soffocati dalla burocrazia: Abbiamo scoperto che l’energia “matura” (quella che dovrebbe darci sicurezza e flussi di cassa stabili) raramente coincide con la creatività o il core business. Al contrario, questa zona di comfort è totalmente dominata e fagocitata da scartoffie, amministrazione e task operativi.
  • Il paradosso schizofrenico dei Social: Passare dai “segui” su Instagram alle vere relazioni umane è complesso, ma gestire tutto questo lo è ancora di più. La voce “social” e “networking” è apparsa ovunque: i partecipanti la vivono contemporaneamente come una risorsa vitale (un seme da coltivare) e un peso insopportabile (un ramo da tagliare), generando una costante ansia da prestazione.
  • La “Trappola della Povertà” e la paura di tagliare: Tutti i presenti avevano una gran “fame” di pensiero profondo, studio e creatività. Il problema? Queste nuove idee restano in gabbia perché genera una fortissima resistenza emotiva “potare” le relazioni o i processi che ci rubano tempo (come quel piccolo cliente storico scarsamente remunerativo). Vogliamo salvare tutto, e così facendo finiamo per togliere luce e spazio vitale ai nuovi semi.

In sintesi, attorno al nostro tavolo è emerso un collettivo e fortissimo desiderio di “verticalità”, costantemente schiacciato dall’orizzontalità della micro-operatività quotidiana.

Avere la lucidità di fermarsi, guardare i dati e darsi finalmente il “permesso di potare” non è mai scontato, ma è esattamente ciò che ci permette di capire dove spostare la nostra energia..

Se siete curiosi di approfondire come funziona nel dettaglio l’Ecocycle Planning e volete leggere un’indagine strutturale dei risultati emersi durante l’ultimo appuntamento, il nostro facilitatore Marco Busato ha prodotto un’analisi imperdibile (e meravigliosamente nerd) sul suo blog.

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